Una visita regolare e frequente del Googlebot è uno dei sintomi che ci puó dire che il nostro sito piace a Google. Quindi il modo migliore per ottenere visite frequenti è sviluppare il nostro sito per renderlo importante agli occhi dei motori di ricerca.

È importante sottolineare che non possiamo obbligare il Googlebot a visitare il nostro sito peró possiamo “invitarlo “. Per farlo dovremo seguire questo semplice decalogo:

  1. Aggiorna i contenuti regolarmente e di frequente (e fallo sapere a Google). 3 volte alla settimana può essere una buona soluzione, l’importante che siano contenuti unici e rilevanti che attraggano l’attenzione degli utenti.
  2. Assicurati che il tuo server funzioni correttamente : controllane i tempi di reazione e la tenuta “sotto stress”. Posso raccomandarvi 2 strumenti come Pingdom e Mon.itor.us
  3. Controlla i tempi di caricamento di una pagina : ricorda che gli spider lavorano con un budget, quindi se ci mettono troppo tempo a caricare un’immagine o un pdf, non avranno piú tempo per visitare altre pagine del tuo sito.
  4. Controlla la struttura dei link interni : assicurati non ci siano contenuti duplicati o pagine uguali con differenti urls. Google dà grande valore ai contenuti unici quindi sottovaluterà un po’ il tuo sito se si trova pagine uguali o troppo simili.
  5. Cerca di ottenere links da siti con frequenti visite del Googlebot .
  6. Aggiusta la velocitá del crawl via Google Webmaster tools .
  7. Aggiungi una sitemap . Questa aiuta lo spider a incontrare le pagine e indexarle più velocemente. Mantienila sempre aggiornata sui cambi che fai.
  8. Assicurati che il tuo server gestioni correttamente gli errori (301, 404, 403,…)
  9. Assicurati di avere un titolo e una descrizione unica per ogni pagina .
  10. Controlla il crawl rate di Google del tuo sito e cerca di capire dove funziona e dove no . Utilizza Google Webmaster tools o se hai un blog cerca un plugin che lo faccia per te. Per Wordpress posso consigliare Crawlrate .

Fonte: SEOWorld

Una visita regolare e frequente del Googlebot è uno dei sintomi che ci puó dire che il nostro sito piace a Google. Quindi il modo migliore per ottenere visite frequenti è sviluppare il nostro sito per renderlo importante agli occhi dei motori di ricerca.

È importante sottolineare che non possiamo obbligare il Googlebot a visitare il nostro sito peró possiamo “invitarlo “. Per farlo dovremo seguire questo semplice decalogo:

maggiore informazione

La maggior parte dei siti internet di P.A. ed aziende italiane titolari di Partita IVA non applicano una non più recente normativa, sconosciuta anche agli addetti ai lavori, che riguarda proprio la presenza su web e il possesso della Partita Iva, quel numeretto di undici cifre che appare in ogni fattura emessa.
E' risaputo che chiunque svolge attività di acquisto e/o vendita è obbligato a possedere il numero di P. IVA. Gli enti pubblici invece posseggono il codice fiscale ma spesso anche il numero di partita IVA (che corrisponde al numero di codice fiscale). Gran parte dei contribuenti la disattendono, ma è da qualche tempo in vigore una disposizione che obbliga i soggetti IVA a indicare la partita IVA nel proprio sito Web aziendale.
Infatti, stante quanto previsto dal comma 1 dell'art. 35 del DPR 633/72 - nella formulazione introdotta dall'art. 2, del DPR 5 ottobre 2001, n. 404 - il codice di partita IVA deve essere indicato, tra l'altro, "nella home-page dell'eventuale sito web e in ogni altro documento ove richiesto".
Come è chiaro, questa normativa risale ancora al mese di ottobre del 2001 ma effettuando una veloce navigazione di siti internet di grandi aziende anche in questo caso si nota chiaramente come la normativa viene disattesa.
La disposizione è entrata in vigore dal 1° dicembre 2001; è bene dunque che le aziende provvedano a contattare il proprio fornitore di servizi web affinché indichi il codice di partita IVA nell'home page del sito aziendale.
E' necessario far presente che è sufficiente regolarizzare la posizione del contribuente (vale a dire il titolare del sito web) con l'aggiornamento dell'Home Page del sito Web prima della constatazione da parte dell'Amministrazione e ciò non comporta l'applicazione di sanzioni, in quanto la violazione commessa non incide sulla determinazione della base imponibile, dell'imposta e sul versamento del tributo (art. 6, comma 5-bis, del DPR 472/97).
La mancata regolarizzazione è perseguibile con la sanzione amministrativa variabile da 258,23 a 2.065,83 euro, trattandosi di violazione agli obblighi di comunicazione prescritti da legge tributaria (art. 11, comma 1, lettera a), del DPR 472/97).
Quanto sopra è disponibile anche nel sito web dell'Agenzia delle Entrate e pare molto strano che, sentiti alcuni commercialisti di diverse zone d'Italia, tale normativa sembra sconosciuta ai più, anche se nei newsgroup dedicati se ne parlava già dal 2002.
Basta sfogliare i siti internet dei maggiori giornali, case automobilistiche, produttori di hardware e software, e-shop, siti di enti pubblici titolari di partita IVA per constatare con mano tale mancanza.

Fonte: Punto Informatico

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