Inizio saldi più che positivo in tutta Italia: si va dal 3% di Torino, Napoli e Foggia al 7% di Milano, al 10% di Venezia e Roma per arrivare ad un +20% di Bologna, in media un 5% in più dello scorso anno: sono le prime stime sull’andamento delle vendite di fine stagione effettuate da Federmoda-Confcommercio su un campione di negozi di abbigliamento associati in tutta Italia.

Capispalla, maglioni, camicie, ma anche tanti accessori stanno finendo negli armadi degli italiani che hanno approfittato dei saldi per molti acquisti di abbigliamento, come spiega il presidente di Federmoda-Confcommercio, Renato Borghi: “sicuramente questa partenza dei saldi è molto positiva e speriamo sia portatrice di un po’ di ossigeno per i nostri associati considerato che veniamo da un periodo di crisi dei consumi molto forte in generale, ma che ha prevalentemente penalizzato il nostro settore già in crisi da tempo.

Infatti l’acquisto di moda non è più un acquisto di necessità, ma un acquisto che gratifica la persona e quindi deferibile nel tempo. Sono cambiate anche le abitudini del consumatore che magari non rinuncia ad una breve vacanza, ma rimanda l’acquisto del capo di abbigliamento avendo gli armadi pieni”. Quanto alla data di effettuazione delle vendite, Borghi ha le idee chiare: “una cosa è certa: io penso che la soluzione per garantire vendite tutto anno sia liberalizzare le vendite promozionali, ma riportare i saldi sicuramente dopo il 20 gennaio, perché non è possibile fare i saldi di fine stagione all’inizio della stagione”.

Federmoda sottolinea inoltre come sia arrivato il momento di far sedere intorno ad un tavolo tutti i soggetti della filiera del Sistema Moda Italia per ridiscutere sia sulla politica dei prezzi che sui quantitativi minimi imposti dalle aziende produttrici che, come dice Borghi “ci obbligano ad acquistare intere linee produttive anche se al negoziante ne interessa una sola con il rischio di riempire il magazzino di merce invenduta”.

Fonte: www.confcommercio.it

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Maggiori informazioni sulle funzionalità:

Nelle prossime pagine dedicate alle tre tecnologie si vogliono evidenziare pregi e difetti di ciascuna, ed indicare il loro utilizzo ideale.

SISTEMI DI RADIO FREQUENZA

E’ la prima tecnologia inventata.

E’ stata adottata negli anni passati soprattutto per la protezione delle merci tessili, gli sviluppi tecnologici degli ultimi anni sulla digitalizzazione della trasmissione delle onde radio ha permesso l’utilizzo di questa tecnologia in tutti i settori merceologici.

Il costante investimento da parte di grandi gruppi internazionali ha consentito di ridurre drasticamente le dimensioni delle etichette aumentandone le prestazioni.

VANTAGGI SVANTAGGI

Estetica Efficacia Etichetta adesiva sul metallo
Costo ridotto  
Ampi varchi tra antenne  
Disattivazione integrabile ed efficace  
Frequenza Mhz è uno Standard  
Tecnologia aperta  
Antenne sponsorizzabili  

SISTEMI MAGNETOACUSTICI

Se volessimo valutare i sistemi in termini di rilevazione assoluta potremmo definire questa tecnologia la più performante, è la tecnologia che consente la protezione di varchi molto ampi fino a 2 mt. Il suo limite è costituito dallo spessore dell’etichetta adesiva in quanto deve contenere delle lamelle che vibrino e che quindi non possono essere né piegate né schiacciate.

VANTAGGI SVANTAGGI

Varchi di protezione molto ampi Etichette adesive tridimensionali
Elevata rilevazione etichette Vendita in regime di monopolio delle etichette
Possibilità di nascondere le antenne nel pavimento Alto assorbimento energetico impianti
  Disattivatori che smagnetizzano supporti magnetici

SISTEMI ELETTROMAGNETICI (10 KMZ)

Sono sistemi molto utilizzati in passato ma ormai in disuso per le nuove norme sull’inquinamento elettromagnetico. Pur avendo dimensioni delle etichette molto efficaci per proteggere oggetti di tutte le dimensioni.

VANTAGGI SVANTAGGI

Varietà etichette Varchi protezione limitati (max. 1 mt)
Protezione personalizzate Costo elevato
Molti accessori Rilevazione etichette bassa
  Problemi con nuove norme sui campi elettromagnetici.

Avere un dato attendibile di Differenze Inventariali (D.I.) per un’Azienda operante nella Distribuzione Organizzata risulta, ancora oggi, un traguardo veramente invidiabile. Il traguardo da raggiungere è quello di riuscire ad ottenere oltre al valore complessivo i valori delle D.I.: divisi per reparto o ancor meglio per singola referenza. Riuscire in questo non è impossibile ma è sicuramente molto complesso, e solo un forte investimento su un progetto informatico evoluto può consentire tali traguardi. L’impegno solo recente, da parte della Distribuzione, nel combattere il fenomeno delle D.I. e la non trasparenza dei dati ed informazioni forniti dalle Aziende stesse, non ha aiutato certo lo sviluppo di studi a riguardo.

Si può infatti affermare che quasi tutte le Aziende tendono ancor oggi ad affrontare il fenomeno molto superficialmente lavorando a compartimenti stagni, questo sia nell’ambito del settore di appartenenza sia al loro interno, come se le Differenze Inventariali non fossero un argomento di interesse generale ma un problema relegato solo ad alcuni settori della Organizzazione Aziendale. Le Differenze Inventariali invece minano direttamente il risultato economico dell’Azienda, perciò ogni persona responsabile di un risultato dovrebbe essere indirizzata ad operare per il raggiungimento del miglior risultato globale possibile e di conseguenza nella salvaguardia del Patrimonio Aziendale. Per ottenere questo occorre che al vertice delle Organizzazioni ci siano persone sensibili ed interessate a tali traguardi, che sappiano affidare ai vari responsabili obiettivi ed incentivi mirati sia ai risultati dei singoli reparti che al risultato globale.

Un classico esempio di disinteresse palesemente dimostrato dal mondo della Distribuzione, è sotto gli occhi di tutti ed è quello rappresentato dai Buyer (Responsabili Acquisti ). L’intero reparto ha come obiettivo assegnato quello di ottenere le migliori condizioni di acquisto possibili dai fornitori prescelti; si lavora molto sodo per ottenere anche solo qualche centesimo di euro di sconto in più a confezione rispetto all’anno prima o aumentare gli omaggi o il famoso contributo per metro lineare di scaffale.

Tutte cose sicuramente essenziali per il conseguimento del miglior risultato economico, ma nessuno ha ancora inserito come obiettivo quello di considerare anche il rischio furto dell’oggetto che si sta acquistando e quindi pretender dal fornitore un packaging più resistente e la possibilità di inserire un’etichetta di protezione all’interno visto che nei negozi questa operazione viene fatta manualmente con costi ed efficacia diversi. Questo è l’esempio del lavoro svolto a compartimenti stagni, quello che conta è il risultato del singolo reparto, su cui tra l’altro si viene valutati e su cui vengono calcolati gli incentivi.

Il risultato Aziendale nel suo complesso viene quindi perso di vista.

Come si diceva prima, non ci sono molti studi fatti sul fenomeno delle Differenze Inventariali e rimane tutt’oggi ancora valida l’analisi effettuata diversi anni fa dal Prof. Giampiero Lugli nel suo “Manuale di Gestione delle Imprese Commerciali al Dettaglio” da cui tra l’altro attingeremo alcune tabelle che ci aiuteranno ad analizzare le cause generanti le Differenze Inventariali e in quale percentuale incidono sul totale. Stabilire con certezza cause e relative percentuali, è sempre molto difficile, questo perché le variabili tra un punto vendita e l’altro appartenenti anche alla stessa classe di fatturato sono molti: sicuramente la superficie, l’ubicazione, la qualità della gestione interna, il metodo utilizzato per il calcolo, possono far variare in maniera sensibile la percentuale; tuttavia possiamo ritenere sufficientemente attendibili come media Nazionale i dati riportati nella tabella del sopra citato manuale del Prof. Lugli qui di seguito riportata.

CAUSE INDICATE Classi di Fatturato (miliardi di Lire)

Fino a a 10 11/50 51/100 Oltre 100 Medie

1. Furti di dipendenti 14,3 15,0 23,0 22,5 17,1
2. Collusione tra dipendente e terzi 9,3 8,3 12,5 6,6 7,4
3. Furti di clienti 51,2 41,3 43,8 42,0 45,4
4. Furti di fornitori 13,0 3,7 8,7 8,5 9,4
5. Deperibilità e non vendibilità dei prodotti 5,0 18,7 4,5 8,9 9,8
6. Errori amministrativi 6,9 13,0 7,5 8,9 9,6
7. Altri 0,3 0,0 0,0 2,3 1,3
TOTALE 100 100 100 100 100

Dalle precedenti cause meritano sicuramente un approfondimento le prime 4, in quanto i metodi adottati per sottrarre merce sono numerosi e talvolta di difficile individuazione, sapere quali sono le azioni che vengono commesse e in quali luoghi può consentirci di ragionare su quali strumento possiamo utilizzare per contrastarle; nei riquadri successivi si è voluto proprio riepilogare quali sono queste azioni e dare qualche indicazione sullo strumento utilizzabile.

1. FURTI DI DIPENDENTI

METODI AREA STRUMENTI
Occultamento merci sulla persona Sala vendita, Magazzini Uscita dipendenti protetta con impianti eas regolata da procedure
Occultamento merce nella spesa Magazzini Procedure su acquisti dipendenti
Consumo interno Sala vendita Magazzini Procedure controlli, impianto tvcc
Occultamento merce nella spazzatura, nei compattatori Magazzini Procedure per controlli casuali, impianto tvcc
Resi, storni, resti a clienti Punto cassa Procedure di controllo

2. COLLUSIONE TRA DIPENDENTI E TERZI

METODI AREA STRUMENTI
Merce non passata sullo scanner o digitata a prezzo differente Punto Cassa Sistema di controllo Pos, controlli casuali
Merce non battuta o battuta a prezzo inferiore Banchi serviti Analisi indici di redditività, controlli casuali, bilance collegate al Pos
Merce consegnata da fornitore in quantità inferiore Magazzino Procedure di controllo ricevimento merci
Merce nascosta su automezzi di fornitori Magazzino Impianto tvcc

3. FURTI DI CLIENTI

METODI AREA STRUMENTI
Occultamento merci nelle tasche, negli indumenti intimi, in borse, ombrelli Sala vendita Impianto EAS, Tvcc, controlli interni con personale specializzato
Uscita rapida da un accesso non presidiato Sala vendita Chiusura accessi non presidiati, impianti EAS
Capi di abbigliamento indossati a più strati, o sostituiti con quelli vecchi Sala vendita Impianti EAS, ipianti tvcc
Merce nascosta sotto il carrello o appesa allo stesso Punto cassa Procedure di cassa
Doppia spesa con identico scontrino Sala vendita Procedure di ingresso
Accessori non compresi inseriti negli articoli Sala vendita Procedure di cassa, sorveglianza interna
Più articoli nella stessa confezione Punto cassa Procedure di controllo su cassa
Consumi interni Sala vendita Impianto Tvcc, personale di sala

4. FURTI DI FORNITORI

METODI AREA STRUMENTI
Occultamento merce da parte di merchandisers, manutentori, promotori, trasportatori Sala vendita, Magazzino Procedure di ingresso/uscita da varchi protetti con impianti EAS
Merce omaggiata dai promotori presa dal negozio Sala vendita Procedure di controllo

Nell’ambito degli strumenti utilizzabili, i sistemi antitaccheggio risultano essere i più diffusi i sicuramente, se ben gestiti, riescono a dare un ottimo ritorno sull’investimento.
La gestione degli stessi risulta essere fondamentale perché tali sistemi possano mantenere alto il loro effetto deterrente su cui poi basano la loro efficacia nel tempo.
L’abbattimento dei furti che si ottiene mediante l’utilizzo di queste apparecchiature, avviene proprio perché l’effetto deterrente scoraggia i potenziali taccheggiatori a commettere il furto.
L’obiettivo che si deve quindi ottenere nel punto vendita è il mantenimento di un alto effetto deterrente costante nel tempo.
Per ottenere ciò occorre che vengano effettuati con continuità dei fermi di persone sorprese a taccheggiare, questo consente l’ottenimento di un effetto deterrente a catena basato sul passaparola su gran parte della clientela stabile.

Per fare un esempio molto pratico ed attinente, il loro effetto deterrente è paragonabile a quello dei cartelli “Attenzione controllo elettronico della velocità” che noi tutti incrociamo lungo le strade magari facendo tutti i giorni il tragitto casa lavoro.

Se ci accorgiamo che è stato impiantato un segnale di questo tipo istintivamente rallentiamo, così faremo il secondo giorno e poi ancora il terzo fino a quando diventata routine non faremo più caso al segnale che comunque rimane lì ben piantato ma ormai per noi invisibile, è ovvio che a questo punto lanceremo la nostra vettura ben oltre il limite imposto.
Quando, come per magia, il cartello riappare con tutto il suo effetto deterrente?
Quando veniamo a sapere che un nostro amico o parente hanno ricevuto una sonora multa proprio in quel punto. Per mantenere costante l’effetto deterrente occorre quindi che periodicamente alcune persone vengano fermate, multate, e loro stesse genereranno un passaparola che diventa un monito per gli altri. Così la corretta gestione di un impianto antitaccheggio deve prevedere un metodo, mirato ad ottimizzare il rapporto costo beneficio dell’apparecchiatura acquistata; si dovranno cioè applicare le apposite etichette seguendo un vero e proprio programma; queste consentiranno di fermare periodicamente alcune persone, e così l’effetto deterrente viene mantenuto costantemente alto ottenendo sensibili diminuzioni di furto esterno ed interno.
Sul mercato vi sono circa una decina di aziende operanti nella vendita di sistemi antitaccheggio tutte più o meno affidabili, e vi sono tre tecnologie predominanti:

  • la radiofrequenza
  • l’elettromagnetica
  • la magnetoacustica

la domanda che tutti si pongono è “qual è la migliore?” E’ difficile rispondere in termini tecnologici, ognuna delle tre ha aspetti positivi e negativi che in qualche modo si compensano, sono tutte ormai affidabili, allora quale scegliere?

La migliore tecnologia acquistabile è quella che offre il miglior rapporto costo/beneficio mantenendolo costante nel tempo, quella cioè che può garantire la maggior riduzione di furti con una gestione facile ed economica, per tutto il periodo del suo naturale ammortamento. Ogni settore merceologico quindi potrebbe valutare come migliore tecnologia una delle tre, in funzione delle specifiche esigenze.

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